EcoPlus

SCARPE DI QUALITA': FERRATURE CORRETTIVE E TERAPEUTICHE
(del Dott. Ferrian Simone)

Quando ero bambino gli ortopedici esprimevano pareri contrastanti sulla la condotta da assumere circa i miei piedi piatti. Alcuni mi prescrivevano le scarpe correttive mentre secondo altri esse avrebbero alterato la normale curvatura della colonna vertebrale. A distanza di anni, mi accorgo che la deambulazione alterata dal mio difetto podale, influisce anche sulle articolazioni coxo-femorali (anche).

L’esempio proposto chiarisce come l’ortopedia e la podologia sia umana che veterinaria non prescindano dall’anatomia funzionale e dalla fisica. Nel contempo, l’aneddoto denuncia nuovamente la complessità della materia.
Alcune ferrature correttive modificano gli assi del piede ovvero il piano d’appoggio tuttavia tale effetto può essere raggiunto tramite il solo pareggio dell’unghia. Nella prassi, i pareggi correttivi e funzionali sono destinati soprattutto ai puledri.
Questi ultimi vanno controllati e seguiti anche per quanto riguarda la crescita ungueale onde evitare deviazioni nell’accrescimento delle ossa lunghe e delle articolazioni. Le giunture più soggette a deviazioni sembrano essere quelle del carpo.

 

Tra le molte cause che possono portare a deviazioni degli arti, esiste infatti la seguente possibilità.
Un puledro nato con arti normali può assumere vizi deambulatori che impongono un consumo ungueale irregolare. Questo evento induce variazione del piano di appoggio del piede e di conseguenza, l’alterazione della distribuzione della forza peso. Infine le ossa lunghe cresceranno secondo le nuove linee di distribuzione del peso fino a produrre difetti come mancinismo, cagnolismo, valgismo e varismo.

 

Tale ipotesi non ha che un valore suggestivo, invece più facilmente, difetti come mancinismo e cagnolismo sono prodotti da cause ereditarie e possono essere ridotti o contenuti tramite pareggi funzionali. Per quanto riguarda valgismo e varismo sempre nel puledro, questi possono essere evocati da stati alimentari scorretti, da crescita troppo rapida, da lassità articolare o da cause congenite ( malposizionamenti uterini ) ed essere corretti anche con viti autofilettanti poste nelle epifisi o nelle metafisi delle ossa lunghe per modificarne l’accrescimento. Nel mancinismo le punte degli zoccoli sono rivolte verso l’esterno, viceversa nel cagnolismo. Il valgismo è caratterizzato da arti ad “ x “ ( a livello del carpo o ginocchio zootecnico ), mentre nel varismo accade il contrario.
Altre informazioni sul pareggio dell’unghia sono scritte nel capitolo relativo.


Se i pareggi funzionali sono riservati ai puledri, le ferrature correttive e terapeutiche sono invece più comuni ai cavalli adulti o in addestramento. In questi ultimi soprattutto, si verifica una rielaborazione dei movimenti in funzione del carico rappresentato dal cavaliere. Il cavallo cerca nuovi equilibri ma si tratta di equilibri dinamici che mutano in rapporto ai movimenti del cavaliere. Perfino cavalli in addestramento con arti normali rischiano di assumere vizi deambulatori come il raggiungersi o l’attingersi tuttavia zoccoli normali non mettono in difficoltà il maniscalco e l’addestramento potrà continuare con le dovute protezioni sugli arti. Naturalmente la ferratura del puledro con arti normali, in addestramento, deve essere effettuata con le opportune precauzioni senza ricorrere all’uso di ferri più piccoli.
Al contrario, se il cavallo presenta dei difetti negli zoccoli, negli arti o nel moto, sia esso adulto o in addestramento, è necessario che il cavaliere, il veterinario e il maniscalco cooperino al fine di trovare la migliore soluzione al problema. Inoltre è altrettanto importante che il veterinario formuli una diagnosi esatta per produrre la migliore prescrizione di ferratura correttiva o terapeutica.


Nella mia ottica si definiscono correttive le ferrature atte a limitare l’espressione di un difetto anatomo-funzionale. Le ferrature terapeutiche si usano invece per patologie quali navicolite, fratture della terza falange, formelle, laminite e così via. L’iter da seguire per la scelta del ferro più idoneo non prescinde dall’osservazione del cavallo sia durante la stazione che nel movimento. Successivamente, si procede all’esame del piede nel quale si considerano il consumo dell’unghia o del ferro e la lunghezza delle porzioni laterale e mediale della parete. Il lato della parete sottoposto a maggior sforzo cresce meno ed è più diritto. Tale lato dovrebbe essere il mediale o interno. Per quanto riguarda il consumo dell’unghia, esso è maggiore nella porzione esterna in cavalli mancini con base stretta e cagnoli con base stretta. Al contrario, il consumo è maggiore nella porzione mediale dell’unghia in cavalli mancini e cagnoli con base larga. La base larga è una condizione che ricorda le gambe divaricate, viceversa si dica per la base stretta.


La correzione del mancinismo e del cagnolismo consiste nell’uso di ferri a mezzo rilievo ovvero più spessi in corrispondenza della parte più consumata della parete che facilitino lo stacco nel centro della punta. Esistono comunque molte altre soluzioni. Alcuni cavalli mancini o cagnoli non rispondono alle regole suddette e a volte è necessario procedere per prove e per errori. In via generale si ribadisce di innalzare la parte di parete più consumata almeno per rendere più regolare il consumo del ferro permettendo tuttavia al piede di atterrare “ piatto “ ovvero parallelo al terreno. Ogni caso va’ comunque considerato unico e come tale richiede una soluzione esclusiva.


Fino ad ora abbiamo esaminato situazioni che richiedono ferri con rami di diverso spessore. Ci apprestiamo perciò a descrivere l’uso di ferri che modificano l’asse longitudinale dello zoccolo e di conseguenza anche l’angolo del nodello. E’ questo il caso di ferri a rami ramponati o con rami più spessi ai talloni o ancora dell’uso di solette a cuneo. L’effetto di tali ferri è di alzare i talloni come si usa per alleggerire il tendine flessore profondo. Purtroppo tale pratica non fa’ che aumentare la tensione del legamento sospensore del nodello nonché degli altri tendini inseriti sulle falangi. Inoltre i ferri ramponati sono da evitare nella navicolite vista la pressione settoriale esercitata dai ramponi. Infine per la navicolite sono più adatti i ferri a cuneo ( ferri più spessi ai talloni ) in alluminio o a uovo sempre dello stesso materiale. Se si preferisce usare il ferro, è possibile ricorrere a ferri a uovo oppure con traversa o con pianelle ai quali si devono associare solette in pelle. D’altra parte, i ferri a uovo in ferro sono piuttosto pesanti, tanto da far aumentare l’impulso muscolare, l’innalzamento del piede e quindi l’impatto durante la fase di appoggio. Per tutti questi motivi nei casi di navicolite, è preferibile l’impiego dell’alluminio.


I piedi piatti richiedono ferri a binda larga svasati oppure l’applicazione di solette. Gli stessi ferri ( binda larga ) sono prescrivibili per la laminite oltre ai ferri a “ v “ che sostengono la suola. I ferri a cuore invece, esercitando una pressione selettiva a livello del fettone, limitano la rotazione della terza falange sempre in caso di laminite.
I ferri a rullo completo o parziale aiutano lo stacco del piede trasferendo al ferro l’azione delle giunture interfalangee. L’uso di questi ferri è auspicabile nelle patologie delle falangi comprese le formelle.
Infine esistono ferri atti a limitare l’elaterio cioè l’espansione del piede in appoggio. Questi ferri possiedono barbette ai quarti e vengono calzati a cavalli con fratture della terza falange. D’altra parte esistono anche ferri che favoriscono l’elaterio come quelli a sedile eccentrico utili a espandere i talloni.
Naturalmente la presente classificazione non può essere completa date le continue ricerche effettuate dai maniscalchi.


L’ennesima indicazione che intendo fornire è di porre il ferro dove l’unghia non c’è ma dovrebbe esserci anche se tale pratica è già largamente conosciuta.
A conclusione del capitolo intendo invitare il proprietario o il cavaliere a cooperare con il veterinario e il maniscalco al fine di applicare la migliore ferratura correttiva o terapeutica. L’iter da seguire non prescinde dall’osservazione della stazione e del movimento del cavallo e deve approdare a una diagnosi sicura. Invito inoltre tutti a non fare abuso di ferri speciali ovvero correttivi o terapeutici.

 

INDICE

1 - IL PRIMO TEST
2 - PAREGGIO DELL'UNGHIA
3 - LA SCELTA DEL FERRO
4 - I CHIODI
5 - FERRATURE CORRETTIVE E TERAPEUTICHE
6 - MATERIALI PER FERRI E SOLETTE
7 - PROFESSIONALITA' PER LA QUALITA'
8 - I CONTROLLI DI QUALITA'

Dott. Ferrian Simone
e-mail: simoneferrian@ilportaledelcavallo.it

Commenti

asdasdasd