Equigomma
Responsabilità dell'addestramento

Responsabilità dell'addestramento

Articolo tratto dal periodico di Arte Equestre Classica
www.equitazionesentimentale.com

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Giancarlo Mazzoleni, è stato autore di numerosi libri e presidente della Società Italiana di Arte Equestre Classica (S.I.A.E.C.), sul cui giornale Equitazione Sentimentale ha pubblicato numerosi articoli.
Addestrare un cavallo è un compito delicato ed importante perché da questo “lavoro” dipendono la vita del cavallo, quella del cavaliere medesimo e la vita di un eventuale futuro acquirente.
 
 
Mi riferisco principalmente all’iniziazione e a tutto il lavoro che porta un cavallo grezzo a diventare un cavallo da sella sano, capace di portare, equilibrato fisicamente e psichicamente.
 
 
La vita del cavallo, la sua salute, la sua serenità e disponibilità al cavaliere dipendono in larga misura da questo periodo di iniziazione alla sua attività di cavallo da sella.
 
 
Se tale lavoro è fatto con poca accortezza e con superficialità, potrà ledere la muscolatura,le articolazioni, l’equilibrio fisico e psichico del cavallo, riducendone la resistenza e le prestazioni, e di ciò ho un gran numero di esempi.
 
 
Allevatori attenti producono soggetti di grande valore, predisposti sicuramente ad ottenere ottimi risultati, ma troppo spesso questi cavalli finiscono nelle mani di addestratori improvvisati o di semplici buoni fruitori che, solo per il fatto di avere ottenuto discreti risultati in campo sportivo, pensano di essere anche buoni addestratori, infatti le nostre Istituzioni considerano adeguati al compito di istruire e di addestrare solo coloro che hanno avuto risultati in campo agonistico.
 
 
Non è sufficiente essere buoni utilizzatori per avere le qualità di un addestratore, questa bizzarria deriva da una visione superficiale di che cos’è l’addestramento.
Un cavaliere senza conoscenze adeguate potrà anche ottenere discreti risultati in campo sportivo, ma non è detto che il cavallo non possa dare prestazioni maggiori sotto la sella di un addestratore tecnicamente esperto.
 
 
Oggi, che qualsiasi attività motoria umana è fonte di analisi puntuali per precisarne la tecnica in modo da migliorare il gesto, pensare che l’attività motoria del binomio cavallo - cavaliere possa essere lasciata all’improvvisazione ed alla sensibilità del singolo è una stravaganza frutto di scarsa cultura e ne abbiamo esempi quotidiani proprio in campo sportivo.
 
 
La mancanza di competenze specifiche, trasforma anche il materiale migliore in opera di scarsa qualità. Un cavallo male addestrato non potrà esprimere il proprio potenziale fisico, sarà più facilmente soggetto a traumi degli arti e della colonna, diverrà più ansioso e più ostile per difesa, quindi instabile fisicamente e psichicamente. Ecco perché l’addestratore “fai da te” è pericoloso a sé e agli altri. 
 
 
A ciò si deve aggiungere che è invalsa l’assurdità che montare a cavallo non esiga dal cavaliere alcuna preparazione atletica. Persone che non eseguono alcuna attività fisica e magari montano saltuariamente pensano di potersi esibire la domenica in concorsi ippici con la presunzione di ottenere risultati utili. Malauguratamente l’unico risultato è a scapito del cavallo che paga le spese dell’incapacità del cavaliere.
 
 
Oggi, che abbiamo la conoscenza scientifica della costruzione del movimento, non possiamo esimerci dall’utilizzare quegli elementi tecnici che ci permettono di mantenere integra la materia su cui andiamo ad operare, a sviluppare e affinare la gestualità in ogni cavallo, con la sensibilità e l’accortezza che si usa in un rapporto di collaborazione affettiva, pur pensando ad un’equitazione di utilità.
 
 
Quando un cavaliere sale sul dorso di un cavallo, soprattutto se giovane, interferisce immediatamente con il suo dorso, con il suo movimento, con il suo equilibrio. Nel rapporto con il cavaliere, il cavallo mette in gioco tre elementi: la propria struttura ossea, la struttura muscolare, il cervello, inteso nel duplice senso di centro dell’attività neuromotoria e centro dell’atteggiamento psichico.
 
 
Una volta posizionato sulla sella, il cavaliere esercita una compressione sulla colonna vertebrale, la quale cederebbe se la muscolatura non intervenisse per mantenere coese le vertebre.
Nonostante questo sostegno, esistono parti dello scheletro che sono più soggette a traumi derivanti dalla presenza e dalla gestualità del cavaliere e alla comparsa di patologie croniche:
 
• l’articolazione nucale
• l’articolazione della 7° vertebra cervicale
• l’articolazione della 14° vertebra toracica
• l’articolazione lombo-sacrale
• l’articolazione omero-scapolare
• l’articolazione coxo-femorale
 
 
I traumi in questione, quando non sono dovuti a incidenti occasionali, sono generalmente il risultato di posture scorrette, di dinamiche motorie alterate, di azioni improprie da parte dell’uomo. La muscolatura viene in soccorso a questi punti particolarmente esposti, ma solo se è stata ben sviluppata con esercizi ginnici adeguati.
 
 
La muscolatura maggiormente interessata nella difesa della colonna, e di conseguenza anche delle altre parti, è quella che forma la catena cinetica principale, ovvero tutto il gruppo dei lungo-dorsali, aiutata dalla muscolatura che collabora a mantenerne una tensione efficace a “portare”: i muscoli glutei, i tensori della fascia lata e, più in generale, tutta la muscolatura del treno posteriore, così come quella del collo, in particolare della parte superiore del collo, lo splenio e il romboide.
 
 
Dobbiamo sempre tenere presente che l’apparato muscolare collabora sempre con tutte le proprie parti al sostegno e alla motricità e se talvolta mi riferisco ad una parte specifica è solo per facilitare la comprensione, non per escluderne altre che comunque agiscono contemporaneamente, pur avendo un ruolo apparentemente secondario. Non a caso si parla di apparato muscolo scheletrico, un unicum le cui componenti non possono essere separate.
 
 
Ma l’azione di supporto benefico indotta dall’organizzazione muscolare non è automatica: se non si è sviluppata correttamente, a muscolatura del dorso, sottoposta ad un peso, è oggetto di una contrazione di tipo isometrico concentrico a livello dei muscoli lungo dorsali ovvero il muscolo lunghissimo del dorso si contrae in corrispondenza del punto di seduta, attirando verso di esso i due capi articolari, che sono inseriti al garrese e al bacino.
 
 
L’embricatura di questo muscolo con tutti gli altri fa sì che la contrazione si propaghi a tutto il corpo facendo rilevare la testa ed attirando verso il centro il bacino del cavallo che si predispone in antiversione.
Questa serie di contrazioni, che ovviamente sono variabili da soggetto a soggetto e da cavaliere a cavaliere in relazione al suo peso, alla forza muscolare e alla postura, interferisce con il movimento del cavallo rendendolo più rigido, più o meno affrettato e soprattutto irregolare nell’andatura, a seconda della stabilità del cavaliere.
 
 
Questi fenomeni sono molto più accentuati nel puledro che si deve relazionare con il fardello che improvvisamente gli piomba sulla schiena. In questo caso la motricità e la regolarità del movimento risentono maggiormente di un’eventuale instabilità della posizione del cavaliere che, spesso inconsapevolmente, gioca sulla schiena del puledro come il bimbo agitato gioca sulle spalle del padre che lo porta in spalla.
 
 
Da qui i tentativi di scaricare il cavaliere o, all’opposto, un immobilismo paralitico. Nondimeno queste manifestazioni avvengono anche nel cavallo adulto, soprattutto quando cambia cavaliere, e tanto più quanto più sono precari ed inconsapevoli l’equilibrio e la stabilità della posizione del cavaliere.
Al contrario, lavorando sempre con il medesimo cavaliere, il cavallo tende ad aggiustare la propria posizione, l’equilibrio e la dinamica, adattandoli alle posizioni e all’equilibrio dell’uomo.
 
 
Questo fenomeno adattativo non è propriamente da attribuire alla muscolatura sopra menzionata, perché essa, pur intervenendo in modo sostanziale, è più attinente alla motricità in senso stretto, tale che può essere indicata come muscolatura propriamente ginnica.
L’atteggiamento posturale, ovvero le differenti posizioni che assume il cavallo in questo caso, è invece da attribuire ad una fine muscolatura intervertebrale e interarticolare che, attraverso un complesso sistema di recettori neuromotori (tubercoli del Golgi etc.), stimola l’adattamento posturale sino a renderlo stabile. I due sistemi muscolari sono ovviamente integrati indissolubilmente.
 
 
Questi complessi fenomeni che si innescano nel cavallo montato sono alla base degli eventuali effetti negativi e patologici che si sviluppano nel tempo, tanto maggiori quanto più il cavaliere è inconsapevole della propria gestualità e del proprio equilibrio.
Ma un’attenzione esclusivamente concentrata sull’apparato osteo-articolare e muscolo-scheletrico non darebbe ancora ragione di altri fenomeni, altrettanto importanti, che vengono interpretati secondo una visione del cavallo-macchina che deve essere superata.
 
 
Le complesse connessioni neuromotorie che abbiamo menzionato non sono separate dal resto del corpo, inteso nella propria totalità. Da sempre sostengo che il cavallo è intelligente, cioè è capace di intelligere ovvero di leggere dentro. Ogni sua azione è effetto di scelte: può scegliere di adeguarsi o di non adeguarsi, in quest’ultimo caso viene in genere eliminato.
Se si adegua diventa però tanto più cosciente delle proprie azioni quanto più complesse esse diventano, nel bene e nel male. Come accade anche a noi, le azioni, anche fatte consapevolmente, non sempre producono effetti benefici o neutri, a volte procurano sofferenze e danni.
 
 
Se ci vengono imposte azioni dolorose ci opponiamo, ma se siamo costretti a subirle, abbiamo come riflesso alterazioni dell’umore che vanno dall’irritabilità alla depressione.
Se, al contrario, le azioni fisiche sono positive e benefiche, siamo più disponibili e sereni. Mens sana in corpore sano: la psiche influenza il corpo e il benessere fisico si riflette sulla mente.
 
 
Possiamo così affermare che azioni del cavaliere fisiologicamente corrette, sia in senso posturale sia in ambito motorio, favoriscono la condizione fisica e psichica del cavallo rendendolo più vigoroso e sereno, mentre l’inadeguatezza del cavaliere riduce il potenziale fisico dell’animale e sviluppa in lui ansia, depressione o nervosismo.
Questi sono i principali problemi che si pongono a tutti i cavalieri e a tutti i cavalli e devono essere analizzati e superati per una maggior conservazione dello stato di salute del cavallo, per una maggior sicurezza del cavaliere e per un miglioramento delle prestazioni.
 
 
Per addestramento quindi io intendo tutto quel corpo teorico - pratico che, oltre a contenere il significato proprio di rendere destro il cavallo, comprende anche la ginnastica necessaria al suo sviluppo neuromotorio per migliorane le capacità di sostegno, stabilizzare il suo equilibrio, sviluppare la sua cinetica e infine renderlo sereno e fiducioso.
 
 
Il cavaliere è in ogni caso esposto ad una dicotomia imprescindibile: o addestra costantemente il cavallo o lo “disaddestra”. Laddove il rispetto della condizione fisiologica non sia preso in considerazione o sottovalutato, è assai probabile che anche i cavalli ben addestrati vengano in poco tempo “disaddestrati”, ovvero sviluppino dei movimenti impropri e difetti di equilibrio che sono svantaggiosi alle loro prestazioni e soprattutto alle loro condizioni di benessere, fisico e psichico,
 
 
Per questo l’addestramento si confonde con l’equitazione stessa: il cavaliere esperto addestra costantemente il proprio cavallo, l’inesperto lo “disaddestra” e chi non conosce il lavoro in piano o non lo pratica, disaddestra i cavalli.
Non è sufficiente stare sopra la groppa di un cavallo senza cadere, facendogli fare varie attività, anche importanti, per potersi definire cavaliere, è necessario conoscere quale ginnastica impostare per fortificare il cavallo e saper usare il proprio corpo nel modo più influente, ma meno compromettente.
 
 
Ciò impone al cavaliere, ma soprattutto all’addestratore e all’istruttore, di avere delle conoscenze anatomiche, fisiche, neurologiche, cinesiologiche e comportamentali del cavallo, soprattutto se si dedica all’agonismo.
Se affermo che la competenza si deve basare sulle conoscenze tecniche presenti nei testi dei Vecchi Maestri e non essere solo un derivato della pratica, è perché quei testi sono l’espressione dello studio e dell’esperienza dettati da secoli di convivenza quotidiana con il cavallo, studio ed esperienza che stabilivano allora i canoni dell’addestramento.
 
 
Un tempo si diceva che si impara a cavalcar cavalcando e questo detto offre oggi un alibi ai molti che negano la necessità della cultura equestre.
È vero che in questo aforisma vi è un elemento di verità perché l’addestramento del cavallo può essere esso stesso addestramento del cavaliere, e viceversa, ovvero, per addestrare un cavallo, il cavaliere deve acquisire delle capacità che gli vengono fornite dall’uso corretto del proprio corpo, correttezza testimoniata dal risultato ottenuto nel cavallo, in un continuo sistema di feed-back: quando il cavaliere ottiene un miglioramento nel cavallo, di rimando sviluppa anche le proprie capacità, arricchendole ed ottenendo successivamente nuove e migliori risposte.
 
 
Ne può conseguire un circuito virtuoso di miglioramento delle abilità del cavaliere e del cavallo.
Ma in realtà quella massima si riferisce ad un’epoca in cui chi era cavaliere montava molti cavalli sotto il vigile controllo di istruttori colti e competenti che, oltre a correggere gli allievi umani, si adoperavano poi personalmente per riaddestrare i loro cavalli, attività necessaria per conservare il cavallo in buona salute fisica e mentale.
 
 
 
Giancarlo Mazzoleni, è stato autore di numerosi libri e presidente della Società Italiana di Arte Equestre Classica (S.I.A.E.C.), sul cui giornale Equitazione Sentimentale ha pubblicato numerosi articoli.
 
 
Tutti i libri di Giancarlo Mazzoleni pubblicati dalla casa editrice EQUITARE sono in vendita anche su www.nonsolocavallo.it
 
 

Redazione

S.I.A.E.C.
Società Italiana di Arte Equestre Classica

Fonte: INFORMA 01-2020 | Gennaio-Febbraio

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